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Alla fine del 1800 nacquero le
prime società enologiche.
La prima venne fondata da Giulio Camuzzoni nel 1872 con il capitale
di lire 37.850. Dalle relazioni del tecnico Carlo Rossi si apprende
che detta società effettuava spedizioni non solo in tutta Italia ma
anche a Vienna, Berlino, Ginevra, Alessandria d’Egitto, Caracas,
Lima, Buenos Ayres e Gestiva cantine in Valpolicella, Valpantena,
Monteforte. Però la consistenza di queste cantine doveva essere ben
modesta; nel rapporto del 1880 si legge, infatti, che tale società
aveva un totale di 3.772 ettolitri di cui 3.202 di vino rosso.
La società enologica veronese ebbe la durata di dieci anni e nel
1882, contro ogni previsione, miseramente falliva seguendo così la
stessa sorte di molte altre società enologiche di quel tempo. Ben
diversa evoluzione ebbero successivamente le “cantine sociali”
istituite alla fine del XIX e nei primi anni del XX.
Nel 1899 i viticoltori del luogo aderirono al Consorzio di difesa
antigrandine (che consigliava l’impiego di cannoni grandinifughi) e
nello stesso anno inauguravano a Soave una prima Cantina Sociale
Cooperativa che ebbe la sua costituzione legale il 9 giugno 1901.
Nel 1906 tale cantina, come appare dalla Carta Enologica della
Provincia, aveva una capacità di 6500 ettolitri. Nello stesso
documento sono anche elencate le cantine dei F.lli Ruffo con 4000
ettolitri e del dr. Leonildo Pieropan con 300 ettolitri, ma erano
già avviate altre cantine importanti fra le quali quelle dei F.lli
Bolla, Ambrosini, Visco, Camuzzoni e quella, fondata nel 1843 in
IIIasi, della famiglia Santi.
Nel 1911 si costituiva a Soave il Consorzio Antifilosserico Comunale
e nel 1929 si organizza “la Festa dell’Uva”. Questa manifestazione,
la prima del genere in Italia, venne promossa dal dott. Luigi Zanini,
presidente della Cantina Sociale di Soave.Pagina del verbale del
Consiglio di Amministrazione della Cantina Sociale di Soave (1930)
(per gentile concessione della Cantina di Soave).
Con l’inizio del nuovo secolo, oltre ai problemi legati alle
malattie che mettono in grave difficoltà tutta la viticoltura
Veronese, sorge l’esigenza di tutelare i migliori prodotti dalle
frodi e dall’uso improprio del nome.
Nel 1924 veniva votato un primo provvedimento di tutela per la
difesa di vini tipici ed il 13 maggio 1926 nasceva il Consorzio per
la difesa del Vino Tipico Soave sotto la presidenza del Cav. Enrico
Perezzan. Da subito l’Istituto di Viticoltura di Conegliano iniziò
uno studio approfondito che portò a delineare le caratteristiche
specifiche dei vini e a delimitare la zona di produzione che, per il
Soave, coincide con la zona oggi definita CLASSICA.
Purtroppo la legge votata fu disattesa per alcune lacune tecniche ed
il dibattito si protrasse fino al riconoscimento della Legge 1164
del 1930. Sembrava che fosse finalmente superato il periodo delle
incertezze e delle divergenze. Infatti un primo gruppo di vini
pregiati italiani parve trovare realmente la sua tutela in detta
legge.
Fra i vini veronesi, solamente il Soave ottenne per decreto la
delimitazione della zona di produzione da parte del Ministero
dell’Agricoltura (D.M. 23 ottobre 1931), il quale accolse totalmente
le proposte fatte dalla Stazione di Viticoltura di Conegliano, che
aveva compiuto uno studio accurato del vino Soave e della sua zona.
Purtroppo tale decreto, (come quelli che furono emessi per altri
vini pregiati italiani), restò lettera morta, in quanto la legge del
1930 era minata da tali imperfezioni e lacune legislative da rendere
praticamente vana la costituzione dei Consorzi di difesa dei singoli
prodotti. Tra le tante carenze, la legge non aveva previsto
l’obbligatorietà d’iscrizione ai Consorzi da parte dei produttori,
né prevedeva l’applicazione di sanzioni per coloro che, non
appartenendo al Consorzio, abusassero, nel commercio, del nome del
vino tutelato.
La zona del Soave, dal secondo dopoguerra in poi, proprio per
l’importanza che la coltura della vite andava assumendo, fu oggetto
continuo e costante di studi e rilevazioni soprattutto a cura della
Stazione sperimentale di Conegliano e dell’Osservatorio per le
malattie delle Piante di Verona, guidati dai prof. Italo Cosmo e
Dino Rui con tutti i loro collaboratori.
Il primo disciplinare del vino Soave è approvato nel 1968 DPR
21/08/68 e DPR 22/10/68 patrocinato dal prof. Italo Cosmo. Tale
disciplinare, sotto il profilo ampelografico andava a fotografare
una situazione in evoluzione, fissando la quota per la Garganega tra
il 70 e 90% ed il Trebbiano di Soave o nostrano tra il 10 ed il 30%.
Il 5 giugno 1970 viene costituito il Consorzio di Tutela Vini Soave
e Recioto di Soave che, con l’adesione delle Cantine Sociali della
zona raccoglie il grande patrimonio di lavoro, di sacrifici e di
studi che arrivano dal mondo produttivo nell’area del Soave.
Negli anni ‘80 arrivarono in zona i primi Chardonnay e Pinot Bianco,
vitigni interessanti sia per vinificazioni in purezza che in uvaggio
con la tradizionale Garganega. Perciò nel 1992 (DPR 18/06/92) veniva
aggiornato il disciplinare di produzione con l’introduzione nel 30%
dei vitigni complementari: anche di queste due varietà accanto al
Trebbiano di Soave.
Va, tuttavia, sottolineato che recenti rilievi del Consorzio di
Tutela fanno stimare in non più di 200 ettari la superficie
attualmente investita a Chardonnay e Pinot Bianco (meno del 4%)
nella zona di produzione, per lo più utilizzati in purezza per la
produzione della DOC Garda. La sfida dei mercati, la
specializzazione sempre più spinta, l’affinamento delle tecniche di
coltivazione richiedevano però una costante attenzione
sull’evoluzione anche delle realtà produttive del Soave.
Negli ultimi anni sono state pubblicate numerose mappe che
identificano i siti più importanti all’interno della zona classica e
nel resto della denominazione: nel 1992 è stata fatta una “mappa”
curata da Pino Monaco sui vigneti del Soave Classico, seguita da
un’altra ancora oggi graficamente valida su “IL SOAVE, LE VIGNE ED
IL VINO”.
Nel 1995 è stata pubblicata una mappa curata da Aldo Lorenzoni e
Gaetano Tobin sul “Soave Classico vigneto per vigneto, Cantina per
Cantina” con lo scopo di evidenziare le diverse localizzazioni dei
“cru” ed i vigneti più importanti delle varie aziende sia in
proprietà sia in conduzione.
Nel 1996, il Consorzio di Tutela (che porterà nel 1998 il Recioto di
Soave alla denominazione di origine controllata e garantita –
D.O.C.G. – primo vino del Veneto a raggiungere tale traguardo; e nel
2001 allo stesso traguardo anche il “Soave Superiore”), dà il via al
progetto di ricerca relativo alla “Zonazione della Denominazione”
ribadendo, con l’aiuto della ricerca, la propria unicità ed evocando
tutto il patrimonio storico-ambientale offerto dai diversi
“territori” che compongono la denominazione stessa. L’obiettivo
della nuova ricerca era e resta quello di valorizzare tutte le
specifiche diversità all’interno di un’area che ha una propria
definita identità. Il programma prevedeva lo studio dei fattori
della produzione in diversi areali della denominazione, per cui
vitigno, clima, suolo, tecniche colturali, microflora blastomicetica
e tecnica di vinificazione divennero oggetto di studio con rilievi
molto approfonditi.
Questo lavoro, che ha comportato notevole impegno e sacrificio di
operatori ed associati, nel 2001 è stato correlato e integrato con
una autonoma ricerca promossa dal Consorzio di Tutela sui toponimi e
microaree con storia e valorizzazione dell’intera denominazione e di
ogni singolo “cru” all’interno della zona di produzione.
Con quest’opera il Consorzio ha ritenuto di approfondire
ulteriormente, iniziando con la zona Classica, la conoscenza di
queste aree da sempre patrimonio della viticoltura del Soave. Per
alcune di esse si tratta di “vigne” già ben definite, con una storia
certa, con risultati enologici importanti e spesso riconosciuti in
tutto il mondo, la cui identità, pur delineata nei suoi aspetti
pedologici, climatici e morfologici, non ha ancora avuto sufficiente
valorizzazione .
Questa pubblicazione, razionale e completa è una risposta concreta
alle esigenze di conoscenza reale dei parametri agronomici e
microclimatici nei singoli vigneti del Soave e costituisce un primo
completo profilo delle potenzialità di ogni area, con le relative
indicazioni colturali finalizzate ad ottenere il massimo risultato
qualitativo.
E’, quindi, una nuova sfida per il Soave, un vino sempre moderno con
... 2000 anni di storia.
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